San Lorenzo Mountain Lodge, il lusso ecostenibile sulle Dolomiti

stefano barbini san lorenzo mountain lodge

Cambiare vita, scalare marcia, rallentare: ma con stile. Dal traffico della metropoli e dallo stress quotidiano, ai prati di montagne e alle Dolomiti, in Alto Adige. È stata la scelta di Stefano e Giorgia Barbini: nel dicembre 2009 hanno inaugurato il San Lorenzo Mountain Lodge, a San Lorenzo di Sebalto.

Un maso storico di 550 m² a 1200 metri, posto sotto tutela delle Belle Arti e utilizzato fin dal XV secolo come residenza di caccia dai signori della valle, con 13 ettari di terreno a disposizione - di cui 5 a prati e 8 a boschi - che arrivano fino a 2000 metri di altitudine. Oggi, un rifugio per pochi ospiti esigenti.

Il San Lorenzo non è infatti per tutti: l'esclusività e l'eleganza di un buen retiro simile sono un lusso esclusivo. Ne abbiamo parlato proprio con Stefano Barbini, l'intervista è dopo il salto. Se volete farvi un'idea del San Lorenzo, c'è naturalmente un sito che ve lo mostra in tutto il suo splendore.

San Lorenzo Mountain Lodge, il lusso ecostenibile sulle Dolomiti
San Lorenzo Mountain Lodge, il lusso ecostenibile sulle Dolomiti
San Lorenzo Mountain Lodge, il lusso ecostenibile sulle Dolomiti
San Lorenzo Mountain Lodge, il lusso ecostenibile sulle Dolomiti

Avete scelto una nuova vita: cosa ricordate di quella vecchia?

La mia vita si svolgeva quattro giorni a Parigi e tre giorni a Roma, la mia camera da letto era più all'aeroporto che nelle mie case. Per me e Giorgia era una vita normale, ormai dopo venticinque anni di questo mondo pensavamo fosse normale: una vita fatta di stress, di due cellulari, e se hai dei bambini, ti dimentichi di loro, la famiglia si trasforma in un'azienda familiare, per cui tate, controtate...

Quante volte vi incrociavate a settimana tu e Giorgia?

Una o due volte.

Voi avete tre figli

Due gemelli, maschio e femmina, e un maschio.

Chi dovete ringraziare per questo cambio vita?

Io dico sempre che purtroppo - non so se si possa dire o meno - ma dobbiamo ringraziare un russo, un ragazzo russo che ha comprato la maggioranza dell'azienda per cui lavoravamo: quando mi sono reso conto che le sue strategie erano diverse dalle mie, ho pensato che le strade dovessero dividersi.

Che anno era?

Era fine 2007, inizio 2008. E a un certo punto abbiamo detto, "Le strade si dividono" e ci siamo detti. "Siamo convinti di riprendere in questo mondo frenetico?" Dove c'è stress ovunque, dove l'alfabeto inizia con lo stress, e si ferma lì. Un giorno, viaggiando io e Giorgia da Roma a Milano, eravamo in macchina - io stavo andando a fare dei colloqui - ci siamo detti "Secondo me dobbiamo cambiare, è il momento di cambiare vita, di dedicarci più alla famiglia, a tre figli che sennò crescono come degli sbandati" e abbiamo iniziato a pensare alla montagna...

Una curiosità mia: tu eri amministratore delegato di un gruppo importante, Escada. A quel livello, che cos'altro saresti potuto andare a fare?

A quel livello l'unica è staccarsi dal concetto di Italia: vivendo già molto a Parigi, in un'azienda tedesca, dovevo andare sul livello internazionale, europeo: e quindi la famiglia la devi spostare. Le tue origini iniziano a perdersi, devi cercare i grandi gruppi, e a me non piaceva molto l'idea.

Infatti poi è andata diversamente. Quando avete trovato il maso dove oggi sorge il San Lorenzo Mountain Lodge?

L'abbiamo visto nel 2005, ma torniamo indietro... nel 2001 avevamo iniziato le ricerche. Quando è nato il nostro primogenito abbiamo detto: facciamo una vacanza in montagna, e ci siamo subito innamorati della Val Pusteria. È strategica logisticamente, se uno abita da Roma, i treni arrivano a Brunico, poi lavorando a Monaco era proprio in un asse, si passa da Bressanone. Abbiamo pensato di cercare qualcosa in quell'area. Ci abbiamo impiegato cinque anni! Dobbiamo ringraziare un personaggio di Brunico che ha capito quanto fossero serie le nostre intenzioni, perché ci diceva che il 99% dei turisti arriva, vuole comprarsi un maso, una casa, e poi non prende niente. Questo signore ogni tanto mi mandava delle foto, io me le guardavo sul computer. Dopo cinque anni, nel 2005 ci disse "Penso di aver trovato che volevate". Ma nel frattempo se ci trovava qualcosa che ci interessava, prendevamo e andavamo a vederlo il giorno dopo.

Il primo incontro, la prima visita, cosa ricordi di quel giorno?

Fu poco dopo. In quel frangente ci disse "Però dovete prendere un aereo immediatamente, sarà in vendita settimana prossima". Siamo arrivati nel peggior giorno che abbiamo mai incontrato in quel posto. Nevicava e pioveva, una nebbia che non si vedeva l'albero di fronte, e quello là che diceva "Là c'è Plan de Corones..." non si vedeva nulla, e la casa era veramente distrutta. Ci siamo guardati nel corridoio di sopra e abbiamo capito che era lei. Tutti i pavimenti che ora sono in legno, erano in linoleum, dove c'erano le pietre, c'era il cotto fiorentino, i soffitti erano completamente crollati, ma l'esterno sembrava abbastanza buono.

Come mai?

Siamo sotto tutela delle Belle Arti, e le Belle Arti avevano obbligato il proprietario a rifare il tetto, e questo ha salvato il maso. Poi per rifarlo, ci siamo messi con la nostra passione... la passione immensa è stata il voler vivere quella casa nonostante non fosse ancora ristrutturata. Noi abbiamo deciso di passarci il Natale, a -19 nella stube, con tre bambini piccoli. Abbiamo detto, chissenefrega noi lo facciamo, e da lì è proprio nato l'amore. I bambini... sai, eravamo preoccupati, erano dei bambini che erano cresciuti nella bambagia, lì si divertivano come dei matti.

E i vostri vecchi colleghi li sentite ancora? Qualcuno è venuto a trovarvi?

Sì, abbiamo una waiting list senza fine, tutti vogliono venire a trovarci, il problema è trovare il tempo! Tutti vogliono venire a trovarci.

Non siete stati gli unici a scegliere il downshifting in questi anni, ma avete scelto di scalare marcia facendo una cosa comunque importante, impegnativa

Volevamo fare qualcosa di nuovo: il nostro background nella moda ci ha ispirato a creare qualcosa che in Alto Adige mancava, qualcosa dove dovevi traferire l'autenticità, ma a un livello più alto, e pensiamo di esserci abbastanza riusciti. L'hanno scritto in tanti nel guestbook: la differenza la facciamo noi due, non per vantarci... ma qualcuno ha scritto una frase in tedesco, spiegando che da noi il padrone non è tale, è un oste, è un apprezzamento non da poco per loro. Noi vogliamo che i nostri ospiti - che sono quelli che eravamo noi prima - imprenditori, non arricchiti, non di nuova generazione, gente che è strutturata, e che vive nella vita quotidiana lo stress che abbiamo vissuto, noi viva un'esperienza unica.

Quanti vorrebbero imitarvi? Cosa vi invidiano?

Tutti! Ci invidiano il coraggio.

In quanti lavorate al San Lorenzo?

Dipende, abbiamo scelto una strategia di flessibilità. Non devi avere personale fisso, ma devi averlo quando ti serve. E di conseguenza oltre a noi due c'è un housekeeping, un cameriere, un sommelier su richiesta e tutta una serie di professionisti sempre su richiesta: il massaggiatore, la guida alpina, tanto altro, tutto quello che serve per fare un'esperienza. Il nostro è un servizio taylor made. Per noi è fondamentale che ci sia la professionalità: e la sensibilità nei confronti del cliente. Il cliente adesso come adesso cerca dei rapporti umani. Anche negli sport più estremi non va a cercare a tecnica dello sport, va a cercare l'umanità. Che è una cosa che sembra banale ma che non è così facile da rappresentare.

Uno dei punti di forza del San Lorenzo Mountain Lodge è l'ecosostenibilità: puoi spiegarci meglio?

Per esempio abbiamo fatto delle scelte molto radicali di come riscaldare questa casa. Quando tu compri un maso chiuso, non compri una casa, ma una attività agricola: e questo lodge dispone di 17 ettari tra prati e boschi intorno. Io sono andato a farmi un giro con la forestale per capire meglio com'erano i nostri boschi, e loro mi hanno detto "Questi boschi non sono stati toccati da almeno 60 anni, avete tantissima legna". Ne parlo con Giorgia e le dico "Guarda io eliminerei gas, eliminerei petrolio..." e facciamo tutto il riscaldamento a legna. Oggi noi riscaldiamo tutta la casa con la nostra legna, del nostro bosco, che tagliamo in funzione delle richieste. Lavorare con materiali naturali che trovi sul luogo a km zero è importante. Poi abbiamo avuto un'altra fortuna, che c'era una sorgente. L'abbiamo fatta analizzare, e ci hanno raccontato che è un'acqua ottima, molto leggera, e quindi anche per l'acqua usiamo quella che proviene dal territorio nostro. Sono due elementi importanti... ecosostenibilità è una parola troppo di moda: oggi è tutto verde, tutto bio. Abbiamo fatto qualcosa a riguardo anche in cucina: noi abbiamo i nostri animali, il latte proviene dalle nostre mucche, le nostre mucche mangiano il fieno dei nostri prati. È una scelta importante che a volte costa fatica. Da noi non si mette il sale sulle strade d'inverno, perché se no il sale va sui prati e influisce sulla crescita dell'erba.

Che effetto vi ha fatto l'Alto Adige, rispetto a Roma?

Io voglio dire una cosa a favore dell'Alto Adige. È un paradiso che riconosce soltanto chi non è altoatesino. Per loro è la normalità... danno per scontato qualcosa che per chi viene dal di fuori è incredibile. Noi abbiamo tre figli: se hai tre figli, lo scuolabus deve arrivare davanti a casa tua. Se vedete dov'è casa nostra, non ci credereste. Noi abbiamo una strada privata che ci collega, che sono ottocento metri... per fare arrivare lo scuolabus il Comune pulisce la strada tutti i giorni. In Sudtirolo ci sono due priorità: i bambini e le mucche. Il latte tutti i giorni lo devi portare alla Mila, e i bambini devono andare a scuola. Semplice e lineare. Quando a noi hanno detto arriva la scuolabus a casa sua, non ci credevamo "No no, lei non si preoccupi". È arrivato. Non solo: arrivano gli ispettori provinciali, dicono "Ma la vostra strada non è in sicurezza". Fanno due telefonate. In quindici giorni hanno messo sulla nostra strada, nella nostra proprietà, il guardrail. I nostri contadini ci hanno detto "Normale". Per noi era un film di fantascienza.

Immagino: voi vivevate a Roma prima, dove forse sarebbe stato un po' diverso

Noi vivevamo in una delle vie più importanti, via della Camilluccia, dove ci sono tutte le ambasciate, non avevamo neanche il marciapiedi per fare uscire i bambini. Tanto per dire la differenza. Se non eravamo a casa noi i bambini non uscivano. Eravamo in galera, una galera bellissima, ma una galera.

A proposito di qualità della vita siete ripassati da Roma?

Sì, ma non solo da Roma, quando vivi in un mondo dove ci sono solo cervi, devi avere dei momenti di contatto con il mondo. Roma la viviamo meglio di prima, la viviamo noi da turisti. I bambini appena possiamo li portiamo in città. Devi portarli anche in mezzo agli umani, loro amano moltissimo Monaco di Baviera. Anche a noi piace molto Monaco, è molto verde, molto moderna, ma anche tradizionale. È a due ore e mezza da noi.

Andare in giro apre la testa

L'Alto Adige può svilupparsi se le persone iniziano a viaggiare, noi pensiamo di avere portato qualcosa di innovativo in Alto Adige grazie al fatto di avere viaggiato. Due settimane fa siamo andati fino a Londra in macchina, e adesso a settembre andremo nel Wyoming e ci portiamo anche i bambini, è tutto un sistema, che poi arrivi a casa ricco! E torni a casa contento di esserti perduto.

Mai un minuto di pentimento?

Mai. Rifaremmo tutto domani, anzi, oggi.

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