Mancano pochi giorni alla 92ma Targa Florio Rally che, con una formula diversa, prosegue la tradizione di una sfida che ha lasciato il segno nella storia dell’automobilismo. Ma per gli appassionati le edizioni più belle sono state quelle dell’epoca romantica, quando in Sicilia si confrontavano i migliori piloti al volante delle più belle auto da corsa. Il tourbillon di emozioni di quegli anni si è ritagliato uno spazio nel cuore di ogni sportivo, guadagnandosi un posto per l’eternità. Non è difficile capirne le ragioni, vista la grandezza di quella prova.
Nata nel 1906 da una scommessa di Vincenzo Florio, figlio di Ignazio e discendente di una delle più facoltose famiglie siciliane, la Targa Florio è la più “antica” gara automobilistica su strada. Si distinse presto per la sua selettività e per il notevole impegno richiesto ai conduttori che, con spirito di avventura, si sono prestati alla sfida madonita. Sicuramente è stata una delle competizioni più dure e affascinanti di tutti i tempi. I piloti che hanno corso sia la Mille Miglia che la Targa Florio, affermavano che per vincere a Brescia occorreva il fisico e la macchina e che per vincere in Sicilia ci voleva anche il piede pesante.
I ricordi del primo trentennio di “Targa”sono legati alla prima vittoria, conseguita da Cagno su Itala, e a piloti del calibro di Campari, Nuvolari, Masetti, Varzi, Borzacchini e allo stesso Enzo Ferrari. Bella l’affermazione dell’Alfa Romeo nell’edizione del 1930, con alla guida un superlativo Achille Varzi. Le auto del “Biscione” continuarono ad essere protagoniste anche fra le due guerre, in un confronto serrato con Bugatti e Maserati. Si tratta di un periodo memorabile, denso di agonismo e passione, in uno sfondo ambientale unico ed avvincente.
Nonostante le disastrose condizioni in cui versavano le strade siciliane di quegli anni, simili a mulattiere interpoderali, la corsa conquistò una invidiabile fama internazionale che l’ha fatta vivere fino ai nostri giorni. La Targa Florio si è disputata su tre differenti tracciati che, in base al loro sviluppo, assumevano la denominazione di Grande, Medio e Piccolo circuito delle Madonie. L’idea originaria prevedeva l’attraversamento di Isnello, per soddisfare l’esigenza fisiologica di evitare qualsiasi interferenza con le linee ferrate dell’epoca. A Campofelice di Roccella vennero issate le prime tribune, tra donne in abiti sfavillanti, esponenti della grande nobiltà e bande musicali. Allo start c’erano 12 mila persone, giunte da ogni angolo dell’isola.
La Targa Florio era una corsa unica e coinvolgente, un’avventura mozzafiato tanto per i piloti che per il pubblico. A differenza delle gare su pista che, talvolta, potevano risultare noiose per la ripetitività del corto circuito, la competizione siciliana offriva continui spunti di novità. Come dimenticare, ad esempio, le infinite insidie non memorizzabili, oppure l’enorme complicazione di doversi misurare con sfondi stradali sempre diversi, che modificavano continuamente il rapporto di aderenza dell’auto al manto di asfalto.
Con in più l’aggravante della successione asfissiante di curve che costringeva il pilota ad interpretare, senza sbavature, una specie di danza massacrante. Innumerevoli e praticamente impossibili da riportare gli episodi di grandi battaglie e di aspri confronti sulle strade madonite. Riduttivo sarebbe riferirne solo alcuni: il rischio è quello di far torto a tanti altri, pure meritevoli. Interessante può risultare la lettura della gara nell’ottica del significato socio-culturale, che certamente gli va riconosciuto. La Targa Florio era l’epifenomeno centrale del calendario di manifestazioni della cosiddetta “primavera siciliana”, che si articolava in sfilate di moda e in eventi mondani, capaci di elevare l’isola agli onori della cronaca internazionale. Era anche un’occasione di svago e di riscatto per i suoi cittadini, che sposavano con entusiasmo ed amore questa stupenda gara. Sulle strade madonite si assiepavano maree di persone che, nelle campagne limitrofe, bivaccavano in attesa della loro corsa, davvero molto sentita.
L’entusiasmo raggiunse il suo apice nell’edizione del 1965, quando sul tracciato della”Targa” l’idolo locale, il professore Nino Vaccarella, corse e vinse con l’amata Ferrari. Fu quella una gara memorabile, col “Preside Volante” che, salito in cattedra, diede una sonora lezione agli agguerriti avversari. Con la 275 P2 di 3300 cmc. riuscì infatti non solo ad abbattere, per la prima volta, il muro dei 40 minuti, girando all’andatura record di 39′21″, ma ad aggiudicarsi la corsa con evidente supremazia. Oltretutto alla guida di un’auto maneggevole, ma comunque molto potente, che richiedeva una conduzione abile e attenta.
Non bisogna dimenticare, infatti, che correre su uno”stradale”stretto con una vettura muscolosa non era affatto semplice. La vittoria conseguita alle Tribune di Cerda dal beniamino di casa, il 9 maggio del 1965, scatenò l’entusiasmo della platea degli appassionati. Speciale e inimitabile il rapporto che si instaurò fra Vaccarella e il suo pubblico, capace di condividere le sue stesse emozioni e di correre in auto con lui. A seguire le sue imprese qualcosa come 800 mila persone, che si abbracciavano al professore col calore del loro appassionato sostegno.
Esaltanti furono anche le altre edizioni inserite, a partire dal 1955, nel Campionato Mondiale Sport. Come scordare le lotte infuocate fra le “rosse” di Maranello e le Porsche? Proprio la casa di Stoccarda detiene il record di vittorie, 11, contro le 10 dell’Alfa Romeo e le 7 della Ferrari. Il record sul giro è di Kinnunen su Porsche 908-3, che coprì i 72 chilometri del piccolo circuito in 33′36″ alla media di 128,571 km/h. Sulla distanza il primato è invece di Merzario che, in coppia con Munari su Ferrari 312 Pb, concluse i 10 giri (pari a 720 km) in 6′27″48, alla media di 122,537 km/h…soste comprese! Per gli abitanti di Cerda, Caltavuturo, Scillato, Collesano e Campofelice di Roccella assistere al suo passaggio a volo radente aveva il gusto di una poesia dinamica.

Oggi la tradizione prosegue con il Rally (23-25 maggio), valido per il Campionato Italiano, che registra la presenza dei migliori specialisti del Bel Paese. Poi ci sono le rievocazioni storiche, come il Giro di Sicilia - Targa Florio, organizzato dal Veteran Car Club Panormus, che porta in Trinacria tanti capolavori dei tempi d’oro e…non solo. Nel 2007, tra tante affascinanti nonnette, c’era anche la futuristica Ferrari 612 P4/5 di James Glickenhaus. Quest’anno la kermesse si disputerà dal 3 al 9 giugno.
Tra pochi giorni (26 maggio-1 giugno) ci sarà anche la prima edizione del Gran Tour Internazionale di Sicilia, promosso dall’associazione “La Sicilia dei Florio”. Anche in questo caso verranno coinvolti collezionisti di elevato lignaggio. Gli equipaggi di entrambe le carovane potranno visitare i musei della “Targa Florio” di Collesano e “Vincenzo Florio” di Cerda.
spiffero
22 mag 2008 - 10:55 - #1Grazie deluxeblog per threads come questo…
molte volte non sono commentati, però sono fatti bene e intressanti per appassionati e lettori che cercano semplicemente qualche informazione!
The_comedian
22 mag 2008 - 16:42 - #2Sono troppo giovane per avere respirato l’aria e l’odore di quello che mio nonno ha sempre descritto come un’esperienza unica.
Vecchi filmini in bianco e nero mi hanno raccontato una terra in festa che si snodava lungo i tornanti, di notte, sotto il sole cocente, che urlava e applaudiva al passaggio di quegli eroi al volante, capaci di sfiorare i 200 su strade strettissime con paracarri in cemento armato, in auto potentissime ma fragili, con delle lamiere roventi che non lasciavano scampo.
E la gente che riconosceva dal suono del motore il modello d’auto, lo sentivi dalla valle e sapevi che era questo o quel pilota, per come scalava o per come usciva di curva.
Rumori che di notte nei rally venivano accompagnati da sciabolate di fari nel buio, come flash che nel buio interrompono la monotonia di una notte nella campagna.
Era questa la TARGA.
Era aspettare un anno pensando a dove accamparsi la prossima volta.
Erano le frecce d’argento prima e le stratos dopo.
Era la primavera che univa i suoi odori a quelli di gomma bruciata, di olio e benzina.
Era il curvone sotto le tribune di Cerda, che si allarga e si stringe verso le montagne.
Era tutto questo.
E ce l’hanno tolta.
E la rivoglio.