Ferrari 166 Inter, uno dei primi capolavori del "cavallino rampante"

La Ferrari 166 Inter è una delle auto dei primi anni di vita della casa di Maranello. Si tratta di un modello speciale, sbocciato appena dopo la mitica 125 S, che ha dato vita al sogno del "cavallino rampante".

Vetture come questa sono in cima ai sogni di ogni collezionista, perché rappresentano i primi passi di un cammino che ha portato le “rosse” verso la leggenda. Ecco il mio profilo del modello. Vi consiglio di leggerlo.

Ferrari 166 Inter (1949)

Il suo nome tradisce la cilindrata unitaria, secondo un criterio identificativo ricorrente nella storia della Casa di Maranello. Deriva dai bolidi da corsa che portano il suo stesso codice numerico, ma è la prima vettura veramente stradale a fregiarsi del “cavallino rampante”. Viene presentata al Salone di Torino del 1948 ed è la capostipite di una famiglia che caratterizzerà i primi anni di vita dell’azienda fondata da Ferrari.

Eclettica e versatile, può essere adattata con precisione chirurgica ai gusti dei clienti, che la vogliono in varie impostazioni di carrozzeria (coupè, berlinetta e spider), con abitacolo a 2 o a 2+2 posti e con linee esterne disegnate da alcuni dei più celebrati maestri della scuola italiana. Le interpretazioni più note sono quelle della milanese Touring, dense di morbidi e raffinati volumi che rivestono con equilibrio formale la grintosa meccanica.

Alcuni coupè dispongono del tetto trasparente “Aerlux”, che rende più luminosa la vita a bordo. Tutti gli esemplari hanno una grande griglia anteriore, marchio di fabbrica delle “rosse” dei primi anni. Sono delle vetture comode e benevole, in grado di affrontare al meglio l’impiego quotidiano. Vantano finiture ricercate e non pagano lo scotto di una meccanica estrema. Il lussuoso abitacolo accoglie al meglio i fortunati passeggeri. Anche il bagagliaio è abbastanza capiente (...a patto di lasciare a casa la ruota di scorta!). Dagli stabilimenti Farina usciranno dei pregevoli cabriolet, frutto delle doti creative del carrozziere piemontese. Tra i punti di forza dell’auto spicca la grande agilità, dovuta al passo corto.

L’interasse crescerà nel 1950, insieme alla tenuta di strada, per meglio assecondare le superiori performance ottenute dal modello aggiornato. Il dazio da pagare è un peso maggiore, che compromette la maneggevolezza iniziale. La scuderia del piccolo 12 cilindri conta su 115 scalpitanti cavalli, a 6000 giri al minuto. E’ un vivace due litri, di grande robustezza, che non soffre le sollecitazioni prodotte dall’indole sportiva. Disegnato da Gioacchino Colombo, discende dal primo motore targato Ferrari: quello da un litro e mezzo che equipaggiava la 125 S.

La carrozzeria, interamente in alluminio, consente di contenere il peso entro gli 800 kg ma, in pochi mesi, il valore crescerà di un quintale. Il telaio in tubi di acciaio della nuova versione, più sviluppato in senso longitudinale, è strettamente imparentato con quello della barchetta degli esordi. I freni a tamburo garantiscono una discreta costanza alle decelerazioni della vettura, che non si priva di felici digressioni agonistiche. Le 166 Inter Coupè, pur votate ad un impiego stradale, faranno incetta di premi alla Coppa Inter-Europa del 1949. La produzione del modello, nelle sue numerose varianti, si protrae dal 1948 al 1950, dando vita a 36 esemplari. L’auto è apprezzata dai clienti del marchio, spinti al suo acquisto dalle trionfali uscite delle sorelle da competizione. Queste ultime, denominate 166 Corsa, si caratterizzano per le numerose varianti, che le rendono uniche e diverse l’una dall’altra.

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