Porsche 917/30 Can-Am Spyder all'asta da RM Auctions

RM Auctions mette all’asta a Parigi una Porsche 917/30 Can-Am Spyder del 1973. Si tratta dell’esemplare con numero di telaio 917/30-005.

Una Porsche 917/30 Can-Am Spyder del 1973, in livrea Sunoco, sarà proposta all’interesse dei potenziali acquirenti nella sessione d’incanto indetta da RM Auctions a Parigi, nella giornata del 5 febbraio. Lecito attendersi quotazioni faraoniche.

Come sappiamo, il collezionismo di lusso è spesso per pochi eletti, che possono concedersi dei beni milionari, come una rara auto da gara di nobile provenienza. Fa parte di questa famiglia la Porsche 917, presentata oltre 40 anni fa al Salone Internazionale di Ginevra.

Il progetto prese le mosse nel giugno del 1968, quando la Federazione Automobilistica Internazinale deliberò una nuova classe di “sportive omologate”, con cilindrata fino a cinquemila e peso minimo di 800 chilogrammi.

I 25 esemplari richiesti, nati sotto l’occhio vigile di Ferdinand Piëch, furono completati nella primavera del 1969, quando la nuova belva iniziò a conoscere il confronto agonistico. Dopo alcune gare concluse prima della bandiera a scacchi, l’auto vinse con Jo Siffert e Kurt Ahrens la 1000 chilometri dell’Österreichring. Fu l’avvio di un cammino brillante, ben ricordato dagli appassionati di endurance.

Il motore a 12 cilindri aveva inizialmente una cilindrata di 4.5 litri. Raffreddato ad aria, era in grado di erogare 520 cavalli. La carrozzeria, in materiale sintetico e fibra di vetro, trovava ospitalità in un telaio tubolare in alluminio, sul quale si potevano adattare varie silhouette, in base alle esigenze dei diversi tracciati. Il modello a coda corta fu progettato per i percorsi sinuosi, mentre per le piste veloci la parte terminale assumeva una configurazione longilinea. Successivamente fecero la loro comparsa le versioni Spyder, utilizzate nelle prove CanAm e Interserie.

Al termine della stagione 1970, la Porsche confermò la propria superiorità grazie alla 917 e alla 908/03, che si aggiudicarono il Campionato Mondiale Marche, ottenendo nove sigilli su dieci sfide. Questa felice sequenza ebbe inizio a Daytona e proseguì a Brands Hatch, Monza, Spa, sul circuito del Nürburgring, alla Targa Florio, a Watkins Glen e all’Österreichring.

L’obiettivo più ambito era però la 24 Ore di Le Mans, che Hans Herrmann e Richard Attwood vinsero, battendo gli altri concorrenti e le scariche di pioggia. Anche nel 1971 il “mostro” di Zuffenhausen regalò le attese gioie, consegnando alla casa madre un altro titolo Marche, con otto successi su dieci gare. A Le Mans vinsero Gijs van Lennep e Helmut Marko che, con la 917, stabilirono un record ancora oggi imbattuto: 222 km/h di velocità media e 5.335 chilometri percorsi.

Nello stesso anno un modello coupé a coda lunga stabilì il primato sul rettilineo Mulsanne, toccando i 387 chilometri orari. Le nuove disposizioni, che impedivano nel 1972 l’uso di vetture con cilindrata superiore a tre litri, orientarono Porsche a concentrare il suo interesse verso il Canadian American Challenge Cup (CanAm). Il modello turbocompresso da 1000 cavalli all’uopo allestito dominò la serie, trionfando a Road Atlanta, Mid Ohio, Elkhart Lake, Laguna Seca e Riverside. L’anno dopo, la 917/30 Spyder da 1200 cavalli fece la sua prima comparsa in gara.

La supremazia di questa creatura, guidata da Mark Donohue, fu così evidente che i regolamenti del campionato CanAm dovettero essere modificati per escluderla dai giochi nella stagione successiva. Gli esiti della ricerca tecnologica compiuta furono allora riversati sulle auto sportive da strada. Oggi la 917 è un oggetto di culto, venerato dagli appassionati Porsche, che farebbero follie per assicurarsene un esemplare. Le quotazioni sono stellari...

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