Ferrari 512 S, opera d'arte di Maranello del 1970

La Ferrari 512 S è un modello si auto da gara che farebbe la gioia di ogni collezionista, ma il suo acquisto impone una spesa stratosferica, ammesso che si trovi un esemplare in vendita.

Solo qualche paperone può accarezzare l'idea di comprare la Ferrari 512 S, che delizia sin dal primo sguardo, grazie a un'estetica davvero seducente per un bolide destinato alla pista.

La storia della sua nascita

Per il 1968 i regolamenti da corsa, che non fissavano livelli costruttivi per i prototipi della categoria 3 litri, impongono un quantitativo minimo di 50 esemplari per l’omologazione tra le Sport dei modelli con cilindrata fino a 5 litri. Questo per limitare le performance dei bolidi a ruote coperte.

Il provvedimento manda su tutte le furie il Commendatore che, consapevole del vantaggio prestazionale delle vetture più grosse, si sente escluso dalla lotta per la vittoria, non essendo capace di far fronte agli ingenti investimenti necessari per la realizzazione dello stock richiesto. Ferrari, in linea col suo carattere, non demorde. Si guarda attorno e cerca di far valere tutto il suo peso politico. Capisce che la presenza delle sue auto regala un valore aggiunto alla serie e, per evidenziarlo, decide di focalizzare i suoi sforzi sulla Formula Uno.

Il contrasto è forte, ma il grande capo di Maranello sa individuare le giuste strategie per ottenere quanto sperato. Dopo un’estenuante negoziato con le autorità sportive, ecco finalmente arrivare la riduzione a 25 unità dei telai richiesti per l’auspicata convalida. L’impresa diventa ora possibile. Prende il via la produzione della nuova 512 S, partorita in appena tre mesi dallo staff tecnico guidato da Mauro Forghieri.

E’ una vettura meravigliosa, che incanta già da ferma. Le sue curve mozzafiato la rendono sublime agli occhi degli osservatori. Il frontale, nitido ed aggressivo, apre lo sguardo a un trionfo di magici volumi che profumano di raffinata grinta in ogni centimetro quadro di carrozzeria. Lo sportivissimo involucro, plasmato in poliestere sottile (come voluto da Giacomo Caliri), è fissato su un telaio tubolare, derivato da quello della 612 Can Am.

Rinforzato con sottili lastre di alluminio, garantisce delle buone doti di integrità strutturale. Prodotta in versione berlinetta e spider, la nuova nata è spinta da un propulsore in lega leggera, con 12 cilindri a V di 5 litri, che sprigiona 550 Cv a 8500 giri al minuto. Raggiunge i 340 Km/h e per le piste più veloci viene allestita in versione a coda lunga.

Dall’abitacolo il pilota è chiamato a contrastare l’esuberante grinta della “rossa”, presentata il 20 gennaio del 1970 a Maranello. Qui i Commissari della Federazione Internazionale trovano orgogliosamente allineate (a spina di pesce) le 25 Sport richieste per l’omologazione. L’esordio della 512 S a Daytona è promettente: prima in qualifica e terza in gara, con Andretti alla guida. Sembra il preludio di una fase felice, ma la stagione non volge al meglio e la vettura conquisterà il successo alla sola 12 Ore di Sebring, con Andretti, Giunti e Vaccarella. Incredibile l’impresa di quest’ultimo nella gara di casa, la mitica Targa Florio.

Dopo un incidente sullo stretto e ostile catino madonita, più adatto a bolidi agili e piccoli, il “Preside volante” riesce infatti a guadagnare la terza posizione. Analogo il risultato conseguito alla maratona del Nurburgring, in coppia con Surtees. Con questa vettura il pilota palermitano, coadiuvato da Giunti, spicca alla 1000 km di Monza, dove arriva secondo, e alla 1000 km di Spa, dove arriva quarto.

La 512 S è bella ed affascina il pubblico, che la sostiene anche quando non consegue i risultati sperati, costretta a misurarsi con mezzi di alto profilo tecnologico. La Porsche 917, sua rivale di Stoccarda, è un osso duro da battere (e domina nettamente la serie). Per sfruttare i vantaggi delle più permissive norme del 1971, a Maranello decidono di affinare l’insieme. La potenza del motore cresce a 580 CV e la sua sete di carburante viene ridimensionata. Un contributo alla parsimonia arriva dall’abbassamento del peso, ottenuto snellendo soprattutto il telaio.

Forte di un rapporto con la potenza molto favorevole, la vettura, che debutta negli ultimi scorci del 1970, consegue il successo nella prova conclusiva di Kyalami, con Ickx e Giunti davanti alla 917 di Siffert e Arhens. Nasce così la 512 M, in cui M sta per Modificata. Dalla meccanica della 512 S, il geniale Pininfarina estrapolerà il prototipo Modulo. Anche questa è arte Ferrari.

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