Ferrari 275 GTB all'asta da Bonhams a prezzo milionario

Bonhams metterà all’asta il 16 gennaio a Scottsdale una Ferrari 275 GTB a sei carburatori, che secondo gli esperti potrebbe raccogliere fra 1.6 e 1.9 milioni di euro.

Si attende un incasso milionario dalla vendita a Scottsdale di una Ferrari 275 GTB del 1966. La quotazione supera quella di mercato del modello, ma l’esemplare in questione, con telaio numero 08327, ha introdotto i sei carburatori e traghettato la serie verso i quattro alberi a camme. Eccellente il suo restauro. Non manca la certificazione Ferrari Classiche, a documentarne l’originalità. Cogliamo l'occasione per tracciare la storia della 275.

Ferrari 275 Gtb (1964) – Gtb/C – Gtb/4

La 275 Gtb è una vettura di grande fascino, che saprà conquistare il cuore degli appassionati. Viene presentata al Salone dell’Auto di Parigi del 1964, raccogliendo pareri discordanti. La sua silhouette esprime le note di una colta melodia artistica e il tempo le darà ragione! Mette a frutto le esperienze dorate di un “cavallino rampante” che miete successi in tutte le categorie.

Il suo propulsore nasce dall’affinamento dell’idea originaria di Gioacchino Colombo. E’ un 12 cilindri a V di 3.3 litri, che eroga 280 CV a 7600 giri al minuto. Formidabile il sound che lo accompagna. La sagoma, firmata Pininfarina, è una mirabile sintesi di classe e aggressività. In essa si respira un pizzico dell’atmosfera stilistica della 250 Gto (di cui è discendente ideale). Si caratterizza per il lungo cofano e per le feritoie alle spalle dei passaruota.

La marcata curvatura del parabrezza accentua le proporzioni compatte del padiglione. I fari carenati si inseriscono con armonia nel fluente profilo. L’auto si pone al vertice della produzione sportiva della Casa di Maranello e trae giovamento dalle esperienze pistaiole della 275 P. Si appropria delle tecnologie maturate nel mondo delle corse, sfruttandole al meglio.

Il codice numerico indica la cilindrata unitaria, mentre Gtb è l’acronimo di Gran Turismo Berlinetta. La scatola del cambio (a cinque rapporti) è in linea col differenziale, per una efficace ripartizione dei pesi, che contribuisce all’equilibrio della sua azione. Le sospensioni sono a ruote indipendenti, con quadrilateri deformabili e barra stabilizzatrice. E’ la prima “rossa” ad utilizzare tale soluzione al retrotreno. L’assetto neutro garantisce un’ottima tenuta di strada, con una leggera tendenza al sottosterzo, che agevola la percezione dei limiti. I dischi dei freni contrastano l’inerzia della sua andatura, che si spinge fino ai 270 km/h.

Il classico telaio in tubi di acciaio è rinforzato da elementi a sezione triangolare. Da questa base derivano le versioni C, dall’indole più corsaiola. Alleggerite dall’abbondante uso di leghe leggere sfiorano, nelle evoluzioni più estreme, i 350 cavalli. Con simili premesse è lecito attendersi risultati luminosi. L’auto, infatti, svetta in gara con prestazioni di grande risonanza. Alla 24 Ore di Le Mans del 1965, Mairesse e “Beurlys” giungono addirittura terzi. E’ la prova di forza di una creatura tradizionale (con motore anteriore), lontana dal pionerismo delle granturismo di nuova generazione, più estreme e specializzate. Nello stesso anno la Gtb/C vince il Tourist Trophy di Nassau. Giunge prima di classe alla Targa Florio del 1966 (da controllare su Pino Fondi) e ottava assoluta alla 24 Ore di Le Mans.

Insolita e sfortunata la partecipazione al Rally di Montecarlo, con Giorgio Pianta e Roberto Lippi al volante. La 275 Gtb/4, presentata al Salone di Parigi dello stesso anno, si differenzia per la vistosa protuberanza sul cofano, resa necessaria dall’adozione del doppio albero a camme in testa. La soluzione, che distingue l’allestimento, era stata sviluppata sulle P2. Il motore ha le stesse misure caratteristiche, ma le testate appaiono vistosamente diverse.

La nuova versione, affinata in diverse componenti, eroga una potenza di 300 CV a 8000 giri al minuto. Significativo l’incremento della coppia motrice e del suo campo di utilizzazione. La “rossa” saprà dispensare irripetibili gioie ai fortunati possessori, che potranno gustarla in pista e nelle vie più alla moda delle capitali del mondo. Entrerà nella storia come uno dei più grandi capolavori del design automobilistico. La sua brillante carriera registrerà un ultimo acuto nel 1967, con l’undicesimo posto conseguito da Spoerry e Steinemann alla maratona della Sartre.

Foto | Bonhams.com

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