Whisky da collezione con Giorgio D'Ambrosio


Intervistiamo oggi Giogrgio d'Ambrosio di Barmetro e Collecting Whisky, noto esperto di single malt scozzesi e persona di gentilezza squisita. Ci ha accolto nel suo tempio per una breve chiacchierata, davanti alle vetrinette che espongono il suo tesoro personale di bottiglie d'epoca. Ecco cosa ci ha raccontato.

Vogliamo iniziare dalla sua storia di appassionato, e quindi dall'Associazione e dalla collezione personale di whisky, oppure da quella di commerciante, riferimento in tutta Italia per il collezionismo di whisky?

Mah, son due cose collegate, una tira l'altra: la passione comune con amici ci ha fatto creare un'Associazione, che tiene degustazioni e poi dal 2004 è anche un Festival (di cui obiettivamente non faccio più parte per una serie di motivi tra i quali anche il tempo).

Come commerciante da quanto è in attività?

Non vorrei peccare di presunzione, ma conosco tutto quello che è attinente al mio lavoro, dall'acqua minerale ai distillati: in primo luogo me ne mancano pochissimi se non niente, e in secondo luogo ho quella piccola presunzione di dire che conosco anche quello che ho in magazzino.

Quando ha iniziato a collezionare whisky?

La passione per il whisky mi è venuta quando ho iniziato ad andare su da loro.

Che anni erano?

Lasciamo perdere, cosa sarà, cinquanta anni fa, quarantacinque? Ho visto la passione che ha questa gente per la propria terra, le loro tradizioni, e mi sono appassionato. Li ho invidiati perchè vorrei che anche noi fossimo così: abbiamo tanto e stiamo buttando tutto al fosso, se non lo abbiamo già fatto. La storia si è persa. Loro invece, se son sopravvissuti agli inglesi, sia scozzesi che irlandesi, è proprio per l'amore della loro terra: perchè piuttosto che cedere si fanno ammazzare. Fanno ancora le Olimpiadi lanciando i tronchi, son cose che possono anche far ridere e invece dimostrano che loro amano il passato e difficilmente cambieranno per abbandonarlo.

Questo è molto interessante, mi diceva al Festival che il gusto però si è perso, che dall'anteguerra qualcosa hanno perso.

Per forza di cose. Se l'istituto di analisi riconosciuto come numero uno ad Edimburgo, dice che una volta si datava con precisione massima, oggi dopo Chernobyl si data solo prima o dopo gli anni '50.

E quindi il suo ruolo è importante, perchè lei queste annate le ha assaggiate e conosce bene le differenze.

Sì, non son cambiati loro, qualcosa certo nella produzione o nel marketing è cambiato, ma poco. La differenza c'è e si sente, forse il filtraggio era più arcaico, non lo so, ma la differenza c'è. Spiegarla non è facile, non mi sento all'altezza di descrivere sensazioni di questo genere relative a decenni diversi. Aveva raramente la torbatura eccessiva, raramente gradazione alta. Di conseguenza dava l'impressione di essere più rotondo, più morbido.

Il conoscitore le cerca queste bottiglie o ha perso la memoria storica?

Chi ha qualche anno va sì in cerca, anche per tenersele: diventano rare e i prezzi aumentano. Prendere una bottiglia per bersela è meno facile, c'è qualcuno che lo fa, ma il collezionista raramente apre la bottiglia se non ha la seconda in casa.

Esistono distillerie piccole, che mantengono meglio le sensazioni di una volta?

No, non è che le piccole siano rimaste fuori dal circuito internazionale e per questo siano cambiate poco. Anche le grandi, il metodo è quello, magari anzichè spinta da un bue sono diventati due. Le piccole chiaramente, se prima si portavano i sacchi a spalla, avranno messo un montacarichi. Ma non sono queste le cose che cambiano un prodotto. Sarà mutato magari per l'aria, qualcosa sicuramente è cambiato.

Per lei qual è il lusso di bere un whisky?

Il lusso non è solo la bottiglia costosa, il lusso è averla e poi magari berla. Avere una bottiglia di cristallo magari è arredamento: se lei nota, nei film americani del dopoguerra, son tutti film che se li vede... questi grandi tavoli con in mezzo un vassoio, una grande bottiglia di cristallo...

Come quella venduta questa settimana, Lalique e Macallan?

Va bè, quelle sono cose che fanno piacere, sapere che qualcuno spende dei soldi in un'asta benefica per far del bene, fa piacere. Lì siamo a livelli al di fuori, tanto di cappello, ma fuori da ogni umana immaginazione. Dicono che la abbia acquistata una signora, beh può darsi che se la beva anche, beata lei... il whisky sarà sicuramente una cosa eccellente, è un whisky di cinquanta anni, due o tre annate messe insieme. Loro lavorano bene perchè la Macallan è una delle aziende che lavorano meglio. E' un lusso permetterselo, ma un lusso è anche una bottiglia non troppo costosa, di cui ne son rimaste poco o niente, o di cui ne son state fatte due o trecento bottiglie in tutto.

Ora è più facile trovarle ma all'epoca c'era dietro un grosso lavoro per averle.

Prima la gente, come oggi, andava da quelle persone che avevano esperienza e per lavoro servivano la clientela. Oggi vieni a sapere che qualcuno ha una bottiglia da qualche parte nel mondo, scrivi una mail e prendi un aereo, o speri che la spedizione corrisponda alla descrizione, e ti fai la bottiglia.

Cosa consiglierebbe ad uno che non ha tempo per studiare, che non ha dietro una cultura, per acquistare un buon prodotto che ha una storia e che non costa per forza mille euro.

Sì si trova, non voglio fare nomi. Uno compera una bottiglia di Port Ellen, distilleria chiusa, e sa che ogni giorno che passa la bottiglia acquisisce valore. Ci sono bottiglie per tutti i prezzi, ma uno che deve inziare, come ogni cosa, lo deve fare dal basso: conosce le persone, ascolta, va alle degustazioni, si fa una piccola esperienza. Oppure tornare, discorso lungo, al negozio sotto casa: una volta sapevi che ti potevi fidare e lui doveva trattari in una certa maniera, perchè rischiava di perderci il cliente. Io questo lavoro lo faccio con piacere, specialmente coi ragazzi appassionati. Da me, se non ho tempo in quel momento e mi dispiace, do un appuntamento e si parla. Consiglio una cosa invece che un'altra, che magari costa meno ma va meglio per la situazione.

Allora il lusso è una persona come lei.

Certo. E' così dappertutto oggi. Se la persona la conosci, non c'è interesse ad ingannarti, bisogna tornare alla fiducia reciproca.

Questo giovane che si avvicina, come me, cosa gli si consiglia: una regione, tutte, una prima dell'altra. Oggi predomina nella comunicazione il torbato.

Forse il torbato affascina, è esotico, l'isola di Islay. Ma poi è il gusto personale, però devi provare tutto prima, come il mangiare coi bambini: lo hai provato? Provalo prima di dire che non ti piace. Non solo nel whisky, anche nel vino, nel cognac, è lo stesso per le varie regioni italiane.

Imbottigliamenti indipendenti: lei ha portato in Italia il torbato, mi dicevano.

Non ho questa presunzione, non mi interessa nemmeno questa etichetta: ho fatto una buona parte del lavoro per farlo conoscere e continuare a farlo conoscere.

Ancora primo, a imbottigliare per l'Italia?

Come fai a dirlo, ma no, il primo no, tra i primi sì, e poi ad aver continuato sempre dai primi anni '60, quello sì. Imbottigliavo quello che mi piaceva, provo quando vado su, ora meno. Fai l'appuntamento con le distillerie, provi i barili e imbottigli. E' tutto nei magazzini doganali, c'è il doganiere che segna cosa prelevi e paghi la tassa alcool. La prima cosa quando ti piace il barile, è pagare la tassa, che poi se te lo vuoi bere di filato... a loro non interessa tanto!

Quanti ne fa ogni anno?

Va a periodi, l'anno scorso quattro, quest'anno due, poi se facciamo in tempo, ho parlato con il Direttore Springbank al Festival e forse riusciamo a farne ancora nel 2010.

Cosa compera?

Un pò il mio gusto e un pò quello del cliente, quello che c'è sul mercato: certo se fosse possibile comperare Ardbeg, che oggi è impossibile, chi ce lo ha se lo tiene. La Ardbeg no, non lo vende: c'è chi aveva investito in barili e lo vende, ma comunque non si può dire che arriva da quella distilleria. Dal 2001 o 2002, molte aziende avevano iniziato a proibire di mettere il nome sugli imbottigliamenti indipendenti. Anche i grossi imbottigliatori storici, Gordon & MacPhail e gli altri, non possono chiamarlo Ardberg, gli danno ad esempio il nome 027 e tutti sanno che è Ardbeg. La Diageo, il maggior proprietario di distillerie in Scozia, ha avuto anche cause legali per questo: proponevano di ricomperare il barile, ma niente imbottigliamenti col nome della distilleria. Tanto è vero che lo stesso Douglas Laing, che progressivamente è diventato uno dei maggiori detentori di barili via via acquistati nel tempo, per alcuni ha riscoperto il nome gaelico del Talisker per trovare una soluzione.

Ultima domanda, le bevute rimaste più care.

Eh, non si ritrovano mai le bottiglie, una volta andate sono andate. Quelle che mi son rimaste, le dirò, sembra strano, è un Talisker del 1937 imbottigliato con etichetta Connaisseur da Gordon & MacPhail. Un altro Talisker che avevamo fatto analizzare ad Edimburgo, poi il Longrow dell'altro giorno.

Come lo descrive lei quello?

Il gusto è il suo, morbido, gradazione non alta, a differenza di ciò che tutti pensano, non è torbato. Il Longrow oggi è uno dei più torbati ma chi lo ha fatto? L'altro giorno era al Festival Frank MC Carthy, diceva: sì noi abbiamo ridistillato il Longrow nel 1971 e ho deciso io di farlo torbato, ecco perchè tutti si lamentavano che non fosse torbato, si son trovati spiazzati. Perfortuna che c'era Frank, direttore di Springbank, a spiegare la storia vera.

La distilleria più bella da visitare?

Non è facile, ciascuna ha il suo fascino, a me piace per esempio la Parkmore, anche se chiusa. La Edradour, senza nulla togliere alla Glenlivet e agli altri, e poi tutte quelle dell'isola di Islay, forse per il clima e la storia, il modo particolare in cui ci vai, la difficoltà di arrivarci, poi ognuna ha il suo fascino. Oppure la Tamdhu, o la Dallas Dhu che è diventata museo nazionale quando ha chiuso.

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