Peter Dorelli racconta l'american bar del Savoy di Londra

Foto da https://www.squaremeal.co.ukIeri sera in occasione della Diageo Reserve World Class, abbiamo avuto l'onore di intervistare per voi Peter Dorelli, bartender dell'american bar al Savoy Hotel di Londra, con mezzo secolo di carriera spettacolare alle spalle. Ci ha raccontato qualche episodio da un luogo che è simbolo di lusso nel mondo: primo Grand Hotel di Gran Bretagna, primo ad avere l'elettricità, primo ad avere ascensori (stanze ad ascesa, come si chiamavano), primo ad avere bagni privati con acqua calda e fredda, telefoni e servizio in camera sempre disponibile. Primo luogo pubblico in cui aristocratici e reali si mostrarono a cena fuori dalla residenza privata. Vivian Leigh incontrò qui il futuro marito Laurence Olivier: la lista delle celebrità che ci hanno lasciato pezzetti di storia è molto lunga, e credo che elencare tutto toglierebbe qualcosa al fascino di un Grand Hotel dove anche Julia Roberts e Hugh Grant si sono dichiarati (nel 1999 sul set di Notting Hill, qui su Wikipedia).

Peter, cosa è cambiato in 50 anni?

Cambiato tutto, come il bianco dal nero: i prodotti non esistevano, si era ristretti ai classici per mancanza di ingredienti, ad esempio non c'era la frutta se non per limone, arancia e ananas, la mela. L'esperienza e la creatività si basavano quindi sul liquore, e i cocktail di conseguenza erano più forti, piccoli. Negli anni '60 con Rolling Stones e Beatles le cose son cambiate, partendo dai bicchieri per arrivare ai nuovi succhi che ci permettevano di sperimentare, il mirtillo rosso americano - cocktail più lunghi, è stata un'esplosione. Ho vissuto quattro periodi di crisi, e altrettante rinascite con i loro cambiamenti. Con la crisi degli anni '70 si è tornati ai classici, poi anni '80 con cocktail voluminosi e decorati, poi nei '90 la crisi del Kuwait e a fine decennio è iniziata poi la rivoluzione dei mixologist con l'invasione dei giovani, una nuova generazione di barman inglesi, nuove figure come il molecular mixologist e poi i sous chef con i loro aromi, basilico e salvia.

Cosa è sparito invece?

Le persone sono cambiate, i gusto si è molto educato e sono possibili tante nuove sfumature nelle preparazioni. Si è perso molto il romanticismo, questa associazione tra cocktail e un periodo storico in cui si voleva anche dimenticare, questo spazio staccato dalla realtà di tutti i giorni.

Cocktail preferito, liquore preferito?

Il Savoy è stato sempre un american bar, io sono l'ottavo capo barman, ho seguito la tradizione creando cocktail per occasioni speciali. Harrison Ford col suo Martini speciale. L'unica volta che ho shakerato il dry martini, per Dudley Moore. Veniva sempre la sera, con belle ragazze alte, lui è bassetto. Quella sera era molto impegnato con la sua ragazza, era dopo teatro, e gli ospiti vedendolo, chiedevano che andasse al piano. Lui non ne voleva sapere. Poi via via, la stanza piena di gente che lo chiamava. Andai io a chiedere, mi mandò via, gli chiesi di suonare un pezzo solo. Rispose che lo avrebbe fatto, a patto che io gli servissi un dry Martini shakerato: un ricatto! Non potevo farlo assolutamente, pretese che lo facessi davanti a lui, dovetti farlo. Poi da grande professionista, suonò tutta la sera, con la sua ragazza sulle ginocchia. Poi tutti chiesero quel cocktail particolare, lo facemmo per tutti, ma non io: mi limitai a quell'unica richiesta di Dudley.

Il cinquantesimo anno di carriera, si festeggia?

Devo trovare il posto giusto, ho gli sponsor e posso quasi fare uno tsunami alcoolico! Mi manca il tempo per organizzare, un centinaio di persone, sarà una cosa abbastanza esclusiva, per quanto si possa ai tempi di Facebook.

Ricetta particolare?

Emily, un cocktail creato per mia nipote di 21 mesi, tequila Don Julio con Aperol e pompelmo rosa, più fiori di ibisco selvatico. Lo farò anche questa serà.

Dove si beve?

Non è ancora in giro, appena lo metto su Facebook sarà disponibile, poi uscirà sicuramente su Class magazine.

Un ricordo?

La madre Regina, piccoletta. Ha vissuto 103 anni, sempre un bel gin e Dubonnet, due parti e una parte, poi un bel dry Martini la sera. E' stata l'unica reale che, entrata al ristorante con la waiting lady, ha fatto alzare tutta la sala in piedi. E' stata l'unica, eccezionale.

  • shares
  • Mail