Ferrari inizia l'avventura alla Borsa di Milano

Per la Ferrari si apre una nuova parentesi sul mercato finanziario. Dopo gli Stati Uniti tocca all'Italia.

Dopo la quotazione a Wall Street, inizia l'avventura Ferrari nella Borsa Italiana. Oggi a Piazza Affari domina il “rosso”, con il simbolo del “cavallino rampante” ad avvolgere il Palazzo Mezzanotte. Una quindicina le opere di Maranello presenti all'ingresso, per sigillare l'importanza del momento. Non poteva mancare la nuovissima F12tdf. A Milano, per questo debutto, si registra la partecipazione di Sergio Marchionne, John Elkann, Piero Ferrari e Amedeo Felisa.

La Ferrari continua a dominare i sogni degli appassionati, con le sue incredibili auto sportive, il cui fascino conquista i cuori di milioni di persone, in ogni angolo del mondo.

Dagli stabilimenti di Maranello continuano ad uscire dei capolavori a quattro ruote, frutto di una passione e di una competenza di livello straordinario. Il merito del loro appeal è dovuto alla bellezza, alle emozioni, alla tecnologia, alle performance e alla storia del marchio, il cui nome si lega saldamente al mondo delle corse. Oggi ne ripercorriamo brevemente alcune fasi salienti, partendo dal primo modello fino al successo di Merzario e Munari alla Targa Florio del 1972.

Nel dicembre del 1946 Enzo Ferrari consegna alla stampa le schede tecniche, corredate da disegni, della sua creatura. Il 2 marzo del 1947 guida la 125 S nella storica uscita di esordio. E’ la prima vettura a fregiarsi del nome del grande costruttore emiliano e segna l’inizio di una avventura umana, sportiva e industriale di incredibile successo, destinata a contagiare il mondo intero.

La nascita del mitico “cuore” che la equipaggia è la conseguenza di motivazioni ingegneristiche e passionali. Da tempo il Commendatore vive una genuina simpatia per una unità Packard caratterizzata da questa architettura, di cui ammira “l’armoniosa voce” e la “raffinata costruzione”. A prevalere sono però gli argomenti tecnici che, esigendo potenze specifiche sempre più elevate, orientano verso superiori regimi di rotazione.

Per ottenere questo e per battere gli avversari l’impegno dei progettisti si focalizza sulla riduzione delle masse in moto alterno. Ecco il vero senso di una scelta ammantata di mistero, ma ineccepibile dal punto di vista funzionale. Le “rosse” spinte dal propulsore a 12 cilindri dimostrano presto il loro valore. Già nel 1948 Clemente Biondetti, alla guida di una vettura con simile architettura (la 166 MM), vince la prima Mille Miglia targata Ferrari. Si ripete al Gran Premio di Stoccolma, dove raccoglie il primo alloro in suolo estero del “cavallino rampante”.

Nel 1950 arriva l’esordio nel neonato Campionato Conduttori, riservato alle monoposto di Formula Uno. Al Gran Premio di Inghilterra di Silverstone dell’anno successivo, giunge la prima affermazione in una gara valida per il Mondiale, col modello 375, condotto con perizia da Jose Froilan Gonzales. E’ la prima vittoria di una vettura non sovralimentata su quelle dotate di compressore, ma è anche il primo successo (titolato) delle creature di Maranello sulle Alfa Romeo. Ferrari, riferendosi alla Casa milanese, dirà: “Ho ucciso mia madre”.

Per lui è una bella rivincita nei confronti della “genitrice ingrata”! In quella stagione il team ha la possibilità di dominare la serie, ma un’errata scelta di pneumatici al Gran Premio di Spagna compromette le speranze, lasciando campo libero all’alfiere del “quadrifoglio”, Juan Manuel Fangio, che si aggiudica gara e alloro iridato. A fine anno l’azienda meneghina decide di ritirarsi dalle corse: è la fine di una lunga e brillante avventura!

Nel 1952 il Drake viene insignito del titolo di Cavaliere del Lavoro, per i prestigiosi servizi resi all’industria e all’immagine dell’Italia nel mondo. Nello stesso anno Alberto Ascari, alla guida della 500 F2, vince il Campionato del Mondo Piloti, impresa nella quale si ripeterà nel 1953.

Col modello 212 Inter inizia il felicissimo rapporto con Gian Battista Farina, detto Pinin, la cui carrozzeria, consegnata alla storia come Pininfarina, darà origine ad alcune delle più belle auto di tutti i tempi. Il 30 giugno del 1956 il figlio Dino, gravemente colpito da una terribile distrofia muscolare, lascia questo mondo. La tragedia ferisce il Commendatore e ne sconvolge l’esistenza. Fino all’ultimo Ferrari coinvolge il giovane erede nella decisione di realizzare un nuovo motore di 1.5 litri.

La progettazione di questo propulsore, smentendo un credo diffuso, non viene curata da Dino, ma dall’ingegnere Vittorio Jano. L’apporto del giovane, come ammesso dallo stesso genitore, è “di tipo dialettico e di ricerca”, e consiste nella preferenza accordata ad una particolare architettura, fra le tante opzioni possibili. I suoi suggerimenti arrivano nel corso degli innumerevoli consulti al capezzale del suo letto, nello stadio terminale della malattia. La scelta cade sul sei cilindri a doppia bancata, che dà origine al famoso 156, partorito cinque mesi dopo la dipartita dello sfortunato discendente.

Da quel momento i motori con tali caratteristiche verranno battezzati col suo nome. Nel 1956 Juan Manuel Fangio, con la monoposto Ferrari-Lancia D50, riporta a Maranello il Campionato di massima Formula. Il 1957 è un anno importante, perché viene presentata una delle più affascinanti Sport del “cavallino rampante”: la 250 TR a 12 cilindri, mattatrice del Mondiale Marche. Ma è anche un periodo segnato da dolorose tragedie, come la strage provocata, nel corso della Mille Miglia, da una rovinosa uscita di pista della vettura condotta dal marchese Alfonso de Portago.

Ritenuto responsabile dell’immane disgrazia, Ferrari viene processato e, anche se assolto, medita seriamente di ritirarsi dalle competizioni. Ad aggravare la sua riflessione si aggiunge la scomparsa, nello stesso anno, di un altro portacolori: il grande Eugenio Castellotti. L’inglese Mike Hawthorn nel 1958, sulla 6 cilindri da 2.4 litri denominata “246”, regala l’emozione del quarto titolo mondiale. In America, alla 12 Ore di Sebring, Hill e Gendebien, su una Sport 250, aggiungono l’ennesimo successo al ricco palmares del Trofeo Marche.

Nel 1960 la Casa di Maranello si trasforma in Società per Azioni e il suo fondatore viene insignito della laurea honoris causa in Ingegneria meccanica. Nello stesso anno vengono presentate due delle più belle creature di tutti i tempi: la 250 Gt berlinetta passo corto e la 250 Gt spider California. A Le Mans, Gendebien e Frere bissano con la Testa Rossa il successo ottenuto nel ‘58 al volante della stessa Sport.

Al 1961 risale la conquista del quinto alloro iridato, nel Campionato di massima Formula, conseguito grazie alle regolari prestazioni dell’americano Phil Hill, alla guida di una monoposto 156. Nel 1962 nasce una delle più straordinarie Granturismo di tutti i tempi: la mitica Ferrari 250 Gto, che per un triennio vincerà nelle gare più disparate. E’ un’auto meravigliosa, capace di prestazioni degne dei bolidi a ruote scoperte! Per il suo fascino (e la sua storia) diventerà il modello simbolo della produzione Ferrari.

Le Sport intanto, in linea con la tradizione, continuano a vincere a Sebring, alla Targa Florio, al Nurburgring e a Le Mans. Nel 1963 il Commendatore presenta la rivoluzionaria 250 LM, che viene omologata fra i prototipi. L’anno dopo John Surtees, alla guida della monoposto 158, conquista il sesto Campionato del Mondo di Formula Uno. Al Salone Internazionale dell’Auto di Parigi viene presentata la superba 275 Gtb: è una delle realizzazioni più avvincenti dell’atelier Pininfarina. Nel 1965 il Drake riceve il premio Internazionale “Columbus”: un riconoscimento che gli regala grande soddisfazione. A dargli altra gioia ci pensa Vaccarella che, con la 275 P2, vince la 49ma edizione della Targa Florio.

E’ l’ennesimo successo conseguito nelle gare Sport dalle splendide sculture meccaniche emiliane, entrate nella storia insieme ai grandi cavalieri che le hanno condotte. Il 1967 segna l’esordio dell’incantevole 330 P4, che lascia traccia della sua forza dinamica in una memorabile foto che ne immortala il vittorioso arrivo in parata alla 24 Ore di Daytona. Gli anni successivi sono irti di difficoltà ed Enzo Ferrari fronteggia con stenti crescenti i numerosi e diversificati impegni agonistici. Comprende che lo sviluppo dell’attività necessita del supporto finanziario di un partner del settore. Per questo, nel 1969 stipula un accordo con il gruppo Fiat, per la cessione del 50% dei titoli azionari.

L’ingresso dell’avvocato Agnelli nel capitale sociale del “cavallino rampante” avviene con grande discrezione, senza cenni di voracità speculativa, ma con l’amore, la passione e il rispetto che solo un gentiluomo può avere per l’eccellente lavoro svolto dagli altri. La tradizione è salva! Nasce la bella 246 Gt, al cui design si ispireranno le produzioni successive. Con la filante 512 S la Casa di Maranello si aggiudica la 12 Ore di Sebring del 1970. Due anni dopo, grazie al prototipo 312 Pb, il Drake riassapora la gioia del Mondiale Marche. La Sport da 3 litri si impone in tutte le gare del Campionato! Una di queste è la Targa Florio, conquistata da Merzario e Munari.

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