Lusso, Giorgio Armani si confessa sulle pagine di Marie Claire

Giorgio Armani è stato intervistato in esclusiva da Marie Claire. Il celebre stilista piacentino, che fa sventolare in alto la bandiera del Made in Italy nel mondo, si confessa ed esprime il suo pensiero sulle pagine del noto magazine, dedicato alla bellezza e alle tendenze moda donna.

Oggi l’impero di questo autentico Re dell’universo fashion, che è il quarto uomo più ricco del nostro Paese, fattura 7.405 milioni di euro e conta oltre 2.200 punti vendita nel mondo.

Numeri di altissimo livello, che testimoniano il successo non solo sul piano estetico e qualitativo, ma anche in termini di freddi numeri di mercato. Questo nasce anche dalla capacità di innovarsi nel solco della tradizione e di investire nei momenti difficili, come quello congiunturale in atto per l’economia internazionale.

In controtendenza al "sistema crisi", Giorgio Armani torna a investire in Italia con due nuove boutique a Roma e Milano, che sposano in pieno l’eccellenza di un brand di riferimento su scala mondiale.

Ecco un estratto della lunga intervista a Marie Claire, dove il grande maestro si racconta senza rinunciare ad alcuni affondi piuttosto diretti:

"I vestiti nuovi? Non bastano. Servono anche persone nuove. O moderatamente vecchie".

"Il nostro è il paese in cui cattolicesimo e comunismo hanno dominato, instillando ognuno a suo modo l'idea che certi piaceri fossero peccato, come la moda, il gusto di un'estetica personale, il consumo".

"Gli industriali italiani, che pure sono tenaci e coraggiosi, dovrebbero dimostrare un po' di fantasia in più e investire anche sulla creatività giovane".

Altri stralci delle sue dichiarazioni

Il suo contributo al turnover generazionale?

Ospiterò nel mio teatro un nome nuovo a stagione.

E all'occupazione?

A quest'ora, alla mia età, avrei potuto godermi tanti soldi delegando qualcuno a gestire la mia azienda, ma lasciando a casa moltissimi dipendenti. Perché avrei dovuto, per avere un conto in banca grande così?

Guardandosi indietro?

Posso dire che ho lavorato tanto, sempre chiuso nel mio studio, che a volte mi dico “non so più come è fatta Milano”. Cerco di conoscerla meglio. Cambia così in fretta che rischio di perderne il contatto.

Guardando al futuro?

Certe mattine, quando mi sveglio e ho di fronte a me una giornata senza avere più l’energia di anni fa, la tentazione di abbandonare l’azienda l’ho avuta. So che il tempo a disposizione, il mio futuro, è limitato: ma non posso essere così egoista da far sì che, una volta che io non ci sia più, la Giorgio Armani non ci sia più. Sto cercando di organizzarmi per quel momento: si tratta di individuare una persona che riesca a mantenere integro il mio stile.

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