Dolce & Gabbana chiudono le boutique per protesta al comune di Milano

Sciopero di lusso per le boutique meneghine degli stilisti Dolce & Gabbana in protesta al j'accuse dell'assessore D'Alfonso, che li ha chiamati indegni di Milano. Presto la risposta del duo di designer: Comune vergogna, fate schifo.

Uno scontro verbale al vetriolo a tutti gli effetti, infuocato e a suon di veri e propri insulti, quello in scena proprio in queste ore tra i noti stilisti Dolce & Gabbana e il comune di Milano, o meglio, e la persona dell'assessore D'Alfonso. La diatriba è iniziata con le parole pesanti dell'assessore al commercio meneghino che ha definito gli stilisti come Indegni di Milano.

Arriva prestissimo la risposta inacidita dei rinomati designer che subito dalle parole passano all'azione. Oggi le le boutique milanesi Dolce & Gabbana (una delle pochissime o forse la prima chiusura mai vista fuori calendario) sono rimaste a serranda bassa. Una querelle infinita quella con la giunta Pisapia, che parte chiaramente dalla presunta accusa di evasione che coinvolge in questo periodo in un difficile processo la coppia di designer.

Mercoledì scorso Franco D'Alfonso ha affermato che Duomo e Castello Sforzesco non saranno neanche lontanamente terra delle sfilate di alta moda firmate Dolce & Gabbana durante la fashion week di settembre. E in aggiunta rincarando la dose l'assessore al commercio sottolinea:


Non abbiamo bisogno di farci rappresentare da evasori fiscali.

Il fatto è che Dolce & Gabbana non sono stati ancora condannati, o almeno lo sono stati solo in primo grado. La sentenza dei giudici della Corte d'Appello è ancora lontana. Quelli che fino a poco fa erano i vate e i pioneri del Made in Italy distinto e d'eccellenza, sono spinti ora quasi in una sorta di esilio forzato da Milano, e sembrano essere già stati condannati prima del tempo. Anche se probabilmente la condanna arriverà. D'Alfonso ha infine cercato di ritrattare le sue -forse troppo dure e avventate- affermazioni, ma è troppo tardi.

Il popolo del web accende ancora di più la disputa e una moltitudine virtuale realmente infuriata accusa a sua volta il comune di Milano di: Gettare fango sulle poche attività che funzionano e ancora di Affossare il made in Italy. Qualcuno ipotizza che presto gli store di Dolce & Gabbana saranno sostituiti da un negozio di alta moda, cinese. La guerra continua ed entra nel vivo, è il presidente del consiglio comunale in persona Basilio Rizzo a chiedere a voce grossa di revocare immediatamente l'Ambrogino d'oro a Dolce & Gabbana.

E così tra un pugno di accuse in faccia e l'altro Domenico Dolce e Stefano Gabbana decidono di tenere gli store del marchio chiusi tutta la giornata di oggi, e si mormora anche per i prossimi due giorni.

Chiuso per indignazione con tanto di traduzione in inglese, è il titolo del cartello apparso sulla vetrina. Sotto, l'articolo con le dichiarazioni incriminate.


Indignati per come siamo stati trattati dal Comune di Milano, abbiamo deciso di chiudere i negozi della città per i prossimi tre giorni a partire da oggi (nove esercizi commerciali). La chiusura dei negozi di Milano è un segnale del nostro sdegno.

Recita il comunicato stampa. Gli stilisti rassicurano che i 250 dipendenti delle nove attività commerciali tra locali e boutique milanesi saranno ugualmente pagati.

E poi Gabbana ha già chiarito la questione con un tweet al veleno:

Comune, vergogna, fate schifo e pietà.

Via | Facebook, TG24

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