Presentato a Homo Faber 2026, il Vacheron Constantin Métiers d’Art Glassoctopus mette sul quadrante di un orologio qualcosa che non si era mai visto prima: un polpo in vetro trasparente, costruito pezzo per pezzo da un artista italiano, che si solleva di 3,5 millimetri sopra la superficie del quadrante come se stesse emergendo dall’acqua. Non è una stampa, non è un’incisione, non è uno smalto. È scultura in vetro in miniatura, applicata a un orologio da polso.
Sei orologi, sei mestieri: la struttura della collezione Tribute to the Animal Kingdom
Il Glassoctopus non è un pezzo isolato. Fa parte della collezione Métiers d’Art Tribute to the Animal Kingdom, che Vacheron Constantin ha costruito attorno a un’idea precisa: prendere sei tecniche artigianali tradizionali — alcune rarissime, alcune quasi dimenticate — e miniaturizzarle fino a farle entrare nel quadrante di un orologio. Il risultato sono sei concept watches, ognuno dedicato a un animale diverso, ognuno con una tecnica diversa.
Il serpente porta il lavoro con le piume (featherwork). La manta è interpretata attraverso il micro-origami. La tigre è rivestita di ricamo in oro. Il coccodrillo prende forma con la scultura in carta. Il falco è reso attraverso il marquetry in legno. E il polpo — il più sorprendente — è in scultura di vetro trasparente. Sei animali, sei artigiani o tecniche specializzate, un unico progetto editoriale che Vacheron Constantin inquadra nel suo programma ‘One of Not Many Crafts Programme’: un impegno esplicito a preservare e valorizzare tecniche che rischierebbero altrimenti di scomparire.
Tutti e sei gli orologi condividono lo stesso cuore meccanico: il calibro automatico 2460 G4, un movimento manufacture di Vacheron Constantin noto per la disposizione delle indicazioni ai quattro angoli del quadrante — ore, minuti, data e giorno della settimana — che lascia il centro completamente libero. Una scelta tecnica che, in questo caso, non è solo estetica: è funzionale alla scultura. Il centro del quadrante è lo spazio della scultura, non del tempo.
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Come Simone Crestani ha costruito un polpo di vetro su un orologio
Simone Crestani è un artista italiano del vetro. Il suo lavoro è noto per la capacità di trasformare un materiale fragile e difficile da controllare in forme organiche di grande complessità — spesso animali, spesso con un livello di dettaglio che sembra impossibile per un materiale così refrattario alla precisione millimetrica. Quando Vacheron Constantin lo ha coinvolto nel progetto Glassoctopus, la sfida era radicale: non creare una scultura da esporre su un piedistallo, ma una scultura abbastanza piccola, abbastanza leggera e abbastanza stabile da vivere permanentemente sul quadrante di un orologio da polso.
La tecnica utilizzata parte dalla fusione di sottili bacchette di vetro, modellate con strumenti in tungsteno mentre il materiale è ancora malleabile. Il processo è stato descritto come una sorta di stampa 3D manuale: ogni elemento viene costruito punto per punto, strato dopo strato, senza l’ausilio di stampi o calchi. Ogni tentacolo è stato realizzato singolarmente. Ogni ventosa è stata posizionata una a una. Il risultato finale è una forma che Vacheron Constantin definisce 2.5D — non piatta come un bassorilievo, non completamente tridimensionale come una scultura a tutto tondo, ma qualcosa nel mezzo: una presenza fisica che cattura la luce e cambia aspetto a seconda dell’angolazione.
Il dato più significativo riguarda i tempi di sviluppo: oltre un anno di lavoro, con numerosi prototipi prodotti e scartati prima di arrivare a una versione che soddisfacesse i requisiti tecnici e artistici del progetto. Non si tratta di un dettaglio marginale. Significa che la maggior parte del tempo investito in questo orologio non è stato speso nella manifattura del movimento — che Vacheron Constantin già padroneggia — ma nella ricerca di come fare stare un polpo di vetro su un quadrante senza rompersi, senza appesantire il portamento, senza perdere la trasparenza che è l’elemento visivo centrale dell’intera opera.
La trasparenza come scelta estetica e tecnica
Perché un polpo trasparente? La risposta non è solo estetica. Il vetro trasparente su un quadrante — che nel caso della referenza 7630A/000R-H205 è presumibilmente su una cassa in oro rosso, come suggerisce la sigla della referenza — crea un effetto di stratificazione visiva che nessun altro materiale potrebbe ottenere. Si vede il quadrante attraverso il corpo del polpo. La luce lo attraversa. I tentacoli proiettano ombre sottili. L’animale non copre il quadrante: lo abita.
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Questo è il motivo per cui la scultura in vetro era la scelta più coerente per rappresentare un cefalopode — un animale che in natura è noto proprio per la sua capacità di diventare semitrasparente, di mimetizzarsi, di giocare con la luce. La tecnica artigianale e il soggetto si scelgono a vicenda.
Il calibro 2460 G4 amplifica questa logica: con le indicazioni spostate ai margini, il centro del quadrante rimane visivo, e il polpo può occuparlo senza nascondere le funzioni dell’orologio. È una delle poche volte in cui la scelta di un movimento specifico sembra dettata non solo dalla meccanica ma dalla composizione dell’immagine finale.
Homo Faber 2026 come contesto di presentazione
La scelta di presentare la collezione Tribute to the Animal Kingdom a Homo Faber 2026 non è casuale. Homo Faber è l’evento biennale promosso dalla Fondazione Michelangelo a Venezia, dedicato all’artigianato europeo d’eccellenza — probabilmente il contesto più adatto per un progetto che vuole essere letto prima di tutto come atto artigianale, e solo in secondo luogo come orologio. Portare il Glassoctopus in quella sede significa posizionarlo esplicitamente nel dialogo tra manifattura orologiera e arti applicate, non solo nel mercato degli orologi di lusso.
Per approfondire la tecnica di Simone Crestani e il suo approccio alla scultura in vetro, il suo sito ufficiale simonecrestani.com offre documentazione diretta del suo processo creativo.
Quello che Vacheron Constantin ha realizzato con il Glassoctopus — e più in generale con l’intera collezione Tribute to the Animal Kingdom — è un argomento concreto per chi sostiene che l’orologio di alta gamma abbia ancora qualcosa da dire oltre la meccanica e i materiali preziosi. Sei tecniche artigianali che rischiavano di restare confinate a gallerie e musei trovano qui un formato nuovo, portatile, quotidiano. Non è nostalgia: è un modo di tenere vive delle competenze dandogli un contesto d’uso contemporaneo.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
